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Dublino fuori onda, un volo per Roma tra i caccia: l’Irlanda sotto la pressione dei falsi allarmi

2 hours ago
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Redazioni evacuate, programmi interrotti e un aereo Aer Lingus costretto ad atterrare in una base militare francese. Due giornate di minacce, con una conseguenza molto concreta: fermare la normalità, anche quando la bomba non c’è.


L’Irlanda sotto la pressione dei falsi allarmi

Alle nove del mattino, su RTÉ Radio 1 dovrebbe cominciare Today with David McCullagh. Invece parte la musica preregistrata. Gli studi di Donnybrook vengono evacuati dopo una minaccia ricevuta via email; la Garda controlla gli edifici anche con le unità cinofile. Quando McCullagh torna a parlare agli ascoltatori, non è alla sua solita postazione: trasmette da un mezzo mobile della radio.

Il giorno prima, a centinaia di chilometri di distanza, un’altra routine si era interrotta: quella di un volo da Dublino a Roma. Il viaggio verso Fiumicino era finito sulla pista di una base militare in Normandia, con la scorta di due caccia francesi. Nessun ordigno è stato trovato a bordo.

Una radio costretta a cambiare studio. Un aereo costretto a cambiare destinazione. Non è stato dimostrato un legame operativo tra gli episodi, ma il governo irlandese li osserva nel quadro di una possibile campagna coordinata di disturbo.


Quando chi racconta l’allarme deve lasciare la redazione

Venerdì 6 novembre la notizia entra fisicamente nei luoghi dove viene prodotta. Non soltanto alla RTÉ: anche il personale dell’Irish Independent lascia temporaneamente gli uffici di Talbot Street, mentre un allarme interrompe la mattinata di Newstalk.

È proprio dalla radio che arriva uno dei racconti più immediati di quelle ore. Claire Byrne avrebbe dovuto parlare delle minacce che il giorno precedente avevano colpito il traffico aereo europeo. Poco prima, però, anche lei e i colleghi erano stati costretti a uscire dalla sede. La notizia preparata per la trasmissione era diventata, improvvisamente, una situazione da gestire in prima persona. La minaccia a Newstalk è stata poi giudicata falsa dalla Garda.

Virgin Media Television ha confermato di aver ricevuto a sua volta un messaggio minatorio, ma ha mantenuto le trasmissioni senza evacuare gli studi, seguendo i propri protocolli di sicurezza. Risposte diverse, accomunate dalla necessità di valutare il rischio prima di poter considerare l’allarme infondato.


Il biglietto dice Roma. L’atterraggio è a Évreux.

Giovedì 5 novembre il volo Aer Lingus EI402 è partito da Dublino diretto a Roma Fiumicino. In seguito ad un allarme bomba, la destinazione è diventata Évreux, base aerea nel nord della Francia. Due caccia francesi hanno scortato l’aereo fino all’atterraggio, avvenuto in sicurezza. I controlli non hanno individuato esplosivi.

Non si è trattato di un caso isolato: almeno 27 voli europei sono stati interessati da minacce nella stessa giornata. Gli allarmi hanno coinvolto collegamenti da diversi aeroporti, tra cui Dublino, Copenaghen, Helsinki, Madrid, Milano e Varsavia.

Sul volo irlandese si apre anche un fronte giudiziario. La procura di Évreux sta verificando se il comandante abbia inizialmente rifiutato l’ordine di atterrare nella base militare. Comandante e copilota sono stati ascoltati e successivamente autorizzati a lasciare la Francia; l’indagine è ancora in corso e non equivale ad un’accusa.

Aer Lingus ha difeso l’equipaggio, descrivendone la condotta come «impeccabile». Anche l’associazione dei piloti irlandesi, IALPA, ha sostenuto i colleghi, affermando che hanno rispettato gli obblighi professionali e dato priorità alla sicurezza.


Una bomba falsa non produce conseguenze immaginarie

Una minaccia può essere infondata e riuscire comunque a cambiare la giornata di moltissime persone.

Un aereo devia. Una redazione si svuota. Un programma lascia spazio alla musica. Polizia, personale aeroportuale e servizi di sicurezza devono intervenire prima di sapere se il pericolo sia reale. Sono gli effetti che il governo irlandese ha richiamato nel descrivere la paura, i disagi e le risorse mobilitate da questi episodi.

Il ministro della Giustizia Jim O’Callaghan ha evocato il crescente ricorso agli «attacchi ibridi» contro l’Europa. Nel caso delle minacce di queste giornate, però, l’attribuzione resta aperta: le autorità non hanno identificato pubblicamente i responsabili né chiarito se si tratti di singoli individui o di un’organizzazione.

Il governo ipotizza una campagna coordinata di disturbo ed ha avviato confronti con i partner europei. La Garda, le forze di difesa e le autorità competenti per sicurezza informatica e aviazione stanno verificando gli episodi, senza che sia ancora stata ricostruita una connessione certa fra tutti i casi.


La radio continua, anche fuori dallo studio

Gli allarmi arrivano mentre Dublino si prepara a ospitare, la settimana successiva, il vertice della Comunità politica europea. La ministra della Difesa Helen McEntee li ha definiti «estremamente preoccupanti». Un collegamento con l’appuntamento internazionale, tuttavia, non è stato accertato.

In attesa di capire chi abbia inviato le minacce e se vi sia stato un coordinamento, la RTÉ ha ripreso le trasmissioni da un mezzo mobile, fuori dagli studi evacuati. Per qualche ora, agli ascoltatori è arrivata musica al posto delle notizie. Poi la voce è tornata: la radio aveva cambiato posto, non il suo compito.



Fonti: Irish Independent, per gli allarmi nelle redazioni e le dichiarazioni del governo; The Irish Times, per gli sviluppi dell’indagine francese; RTÉ, per le minacce ai voli europei e la posizione dei piloti; The Journal, per le dichiarazioni della ministra della Difesa e di IALPA.


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