Oscar 2026: due film, tanti premi, non una gran annata
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Poco meno di una settimana fa, a Los Angeles, sono stati assegnati gli Oscar per la stagione cinematografica passata.
Come è andata? Sinners e Una Battaglia Dopo l'Altra, come da aspettative, hanno fatto la parte da leone, dividendosi la maggior parte dei premi e lasciando qualche premio qui e là, allineandosi, per grandi capi, alle cerimonie già avvenute durante la stagione.
Per quanto sia felice per Paul Thomas Anderson, che con Una Battaglia Dopo l'Altra si porta a casa i premi Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura Non Originale, Miglior Attore Non Protagonista (Sean Penn) e Miglior Montaggio, non riesco a reputarla una grande annata per gli Oscar.

Sinners, che ha vinto il premio per la Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Fotografia e Miglior Colonna Sonora, per quanto mi abbia divertito, non è a mio parere un film eccezionale in niente, così come trovo Michael B. Jordan una persona tanto simpatica quanto insipida come attore — e fatico a giustificare la sua vittoria come Miglior Attore.
È assolutamente apprezzabile che sia caduto il velo sulla possibilità di premiare anche film horror — vedi Sinners — ma è stato scelto probabilmente l'alfiere sbagliato. Trovo Sinners un film affine solo al gusto degli americani: si canta, si balla, si spara e si fa la morale. Persino Nope, che considero il film meno riuscito di Jordan Peele, mi sembra molto più solido e coerente. Michael B. Jordan comunque ci evita l'Oscar a Chalamet, che resta tuttavia un attore migliore.
Una Battaglia Dopo l'Altra è un buon film, ma inferiore praticamente a tutti i film precedenti di Paul Thomas Anderson, anche al tanto osteggiato Licorice Pizza. Si è trovato quasi per esclusione come unico film credibile tra quelli lanciati dalle major, capace di incontrare il gusto comune dei votanti. Nulla da dire sulle categorie tecniche come montaggio e casting, ma confrontandolo con Il Petroliere, Il Filo Nascosto o The Master, credo si tratti più di premi riparatori che di veri meriti. A me il film è piaciucchiato, ma non mi ha lasciato nulla. Temo di non aver capito il tema di questa giovane America che combatte contro tutto e tutti, e soprattutto contro se stessa.
Per il resto, un'ottima Jessie Buckley rompe la sequenza di premi dei due film appena citati. Molto brava in Hamnet, per quanto anche questo film non mi abbia convinto al 100%. Sicuramente, tra gli attori, è quella che ho apprezzato di più.
Sean Penn vince un Oscar che non voleva nemmeno lui per Miglior Attore Non Protagonista, togliendo la statuetta, a mio parere, a Stellan Skarsgård. Bravissima Amy Madigan in Weapons, che mi ha molto divertito.
Tutti meritatissimi gli Oscar per Scenografia, Costumi e Trucco e Acconciatura del Frankenstein di Guillermo del Toro, il film più immaginifico di questo quest'anno.
Per finire, il mio preferito tra i candidati: Sentimental Value di quel fenomeno di Joachim Trier si accaparra l'Oscar come Miglior Film Internazionale. Questo sì che è un gran film.
Assente ingiustificato il capolavoro di Park Chan-wook, No Other Choice — forse lo hanno visto bendati, quelli che hanno dato le nomination.
Sconfitto della serata Marty Supreme, che con A24 come casa di produzione non aveva le spalle così coperte.

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