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Un'estate italiana di sport

Aug 19
4 min read

L'estate d'oro dello sport azzurro, e le due eccezioni che fanno pensare

C'è un'Italia che, mentre il calcio si guarda allo specchio, continua semplicemente a vincere. L'estate 2026 lo ha confermato in modo quasi imbarazzante: a Birmingham, a Parigi, a Londra, la bandiera azzurra è finita sul pennone più alto con una regolarità che non è più notizia, ma sistema.


Partiamo dall'atletica, perché lì il dominio è stato totale. Agli Europei di Birmingham (dal 10 al 16 agosto) l'Italia ha chiuso in testa al medagliere con dieci ori, sei argenti e sei bronzi, ventidue medaglie complessive, più ori e più medaglie di chiunque altro, per la seconda edizione consecutiva dopo Roma 2024. Non è stata l'impresa di un singolo. Nadia Battocletti ha firmato una doppietta nei 5000 e nei 10000, Leonardo Fabbri ha regnato nel getto del peso, Gianmarco Tamberi è tornato campione nell'alto, Andy Diaz e Dariya Derkach hanno vinto nel triplo, Larissa Iapichino si è presa il lungo con un magnifico 7.00, mentre nella marcia gli azzurri hanno dominato con Massimo Stano davanti a tutti. E a chiudere, una staffetta 4x400 maschile che ha battuto la Gran Bretagna in casa loro allo sprint. Roba da far tremare i polsi.


In vasca, a Parigi, la storia è simile ma con un finale beffardo. L'Italia ha raccolto 43 medaglie, di gran lunga più di ogni altra nazione, ma ha chiuso seconda dietro la Gran Bretagna perché quello che conta, per regolamento, è il numero di ori: e i britannici, con appena 26 podi totali, ne avevano uno in più. Poco importa. Chiara Pellacani si è caricata sulle spalle cinque ori nei tuffi, Simona Quadarella ne ha vinti tre, completando la sua personale tripletta 400, 800 e 1500 in una sola edizione. E poi il record del mondo di Thomas Ceccon nei 50 dorso, un'impresa che si è guadagnata perfino i complimenti di Jannik Sinner. Un dettaglio che vi farà piacere qui sull'isola: nei 200 misti femminili l'oro è andato all'irlandese Ellen Walshe, con l'azzurra Anita Gastaldi seconda. Ogni tanto anche noi restiamo a bocca asciutta.


Sul volley servono onestà e memoria. Le azzurre di Julio Velasco restano campionesse del mondo e olimpiche in carica, e proprio per questo la Volleyball Nations League 2026 ha lasciato un sapore agrodolce: dopo 735 giorni e 39 vittorie consecutive, l'imbattibilità dell'Italia è caduta contro il Brasile, e alle finali la squadra ha chiuso terza, con la Turchia campione. Anche gli uomini di De Giorgi, campioni del mondo, sono saliti in vetta al ranking mondiale ma sono usciti ai quarti della fase finale. Il vero appuntamento, però, arriva adesso: gli Europei, con le donne al via il 21 agosto e gli uomini a settembre. È lì che si misurerà davvero la generazione d'oro del nostro palleggio.


Il tennis è ormai un capitolo a parte. A Wimbledon Jannik Sinner ha centrato il back to back e ha raggiunto quota cinque titoli Slam, gli stessi conquistati da tutti gli altri italiani nella storia messi insieme. Ma il dato più impressionante è la profondità: a Church Road si sono presentati dieci italiani in tabellone, e ai quarti, oltre a Sinner, sono arrivati anche Flavio Cobolli e Jasmine Paolini. Aggiungete che a maggio Sinner aveva già vinto gli Internazionali di Roma, e capite che non parliamo più di un fenomeno isolato, ma di un movimento.


E poi c'è il rugby, che ci riporta con i piedi per terra. Qui l'estate azzurra è stata dura. Nella prima edizione del nuovo Nations Championship, che ha sostituito i vecchi tour estivi, l'Italia ha affrontato in trasferta Giappone, Nuova Zelanda e Australia, e ha perso tutte e tre le partite, restando decima nel ranking mondiale, con un pesante 57-10 subito a Perth contro i Wallabies. Il rugby, come il calcio, resta la frontiera dove il modello italiano non ha ancora sfondato.


E allora, la domanda vera: perché? Perché un Paese in stagnazione economica e con impianti scolastici spesso fatiscenti riesce a dominare atletica, nuoto e tennis? La risposta più concreta ha una divisa addosso. A Parigi 2024 ben 283 dei 403 azzurri, il 70 percento della spedizione, provenivano dai gruppi sportivi militari e di polizia: Fiamme Oro, Fiamme Gialle, Carabinieri, Aeronautica e gli altri. Circa 1.200 atleti arruolati che, in discipline dove sponsor e premi non bastano a vivere, ricevono uno stipendio fisso, strutture d'avanguardia e supporto tecnico. È il welfare, tutto italiano, dello sport di vertice.


Sotto, c'è il resto della piramide: il volontariato delle piccole società, la forza dei club di provincia, i vivai. E, dove il salto di qualità è più netto, ci sono le riforme federali e i tecnici giusti: l'atletica, per esempio, ha cambiato passo dal 2018 con Antonio La Torre direttore tecnico e dal 2021 con Stefano Mei presidente. Nel volley il nome è quello di Velasco. Non magia, ma metodo.


Il paradosso finale è quasi filosofico. Il calcio è ricchissimo e professionista, eppure fatica. Gli altri sport, storicamente poveri e semi dilettantistici, hanno costruito resilienza, fame e profondità proprio partendo dai propri limiti. Forse è questa la vera lezione dell'estate azzurra: quando non puoi comprarti il successo, impari a coltivarlo. E, almeno per ora, in Italia lo si coltiva benissimo. Tranne dove girano più soldi.


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