Puntata del 21.01.2026
- gaiagarofalo10
- 5 days ago
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Updated: 4 days ago

Nella puntata di mercoledì, Giuseppe e Gaia accompagnano gli ascoltatori in un viaggio ispirato a Le città invisibili di Italo Calvino, esplorando luoghi interiori fatti di memoria, desiderio ed emozioni. Le città non sono state intese come spazi fisici, ma come stati d’animo, visioni mentali che parlano dell’essere umano.
Attraverso l’opera di Calvino emergono i temi centrali della memoria, del desiderio, dell’immaginazione e dell’identità. Le città, tutte con nomi femminili, sono state raccontate come esseri vivi: amate, ricordate, perdute, simboli di legami affettivi più che di geografia.
Il cuore della puntata è il dialogo tra letteratura e musica, con brani che hanno dato voce a diverse “città invisibili” contemporanee.
Roma capoccia di Antonello Venditti ha evocato Zaira, città costruita dai ricordi. Gli U2, con Where the Streets Have No Name, hanno richiamato Fedora, la città ideale mai realizzata, mentre Midnight City degli M83 ha rimandato a Zobeide, città nata da un sogno e diventata labirinto.

Ospite in studio: Gabriella Vuxani
Ospite della puntata è Gabriella Vuxani, cantante e compositrice. Nata a Trieste, ha studiato pianoforte per otto anni al Conservatorio della sua città e ha attraversato mondi musicali diversi: dai Beatles alla West Coast americana, dal blues alle cover anni ’70 e ’80, fino alla scrittura originale.
Nel suo album “Butterfly” (2024), scritto insieme al pianista e arrangiatore Giovanni Vianelli, ogni brano è una piccola città invisibile:
l’amore problematico (Pygmalion)
il desiderio non corrisposto (The House on the Hill)
la malinconia di una rottura (Cold Hands)
la lotta contro i demoni interiori (Falling Star, Walk Alone)
la rinascita e la consapevolezza di sé (Butterfly)
l’amicizia come faro nei momenti bui (C.F.S.P.)
la nostalgia dell’infanzia (Carousel)
Durante la puntata, Gabriella racconta le sue città invisibili attraverso i brani Carousel e Melody, intrecciando musica, memoria e identità.
La puntata si è conclusa come un invito a ripensare le città non come luoghi da attraversare, ma come specchi delle nostre emozioni.

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